È disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download il nuovo concept album “Mondi Nuovi” del cantautore e produttore musicale bolognese Gerolamo Sacco, su etichetta Miraloop e distribuito da Believe. È in rotazione radiofonica il singolo “Casa Mia”, estratto dall’album. È il brano di apertura del disco, una canzone che fonde l’It Pop con sonorità extra-europee, su un rap incalzante, tra extrabeat e melodico. Della sua ultima fatica e non solo abbiamo parlato proprio con lui.
Gerolamo, com’è nato “Mondi Nuovi”?
“Nasce tutto dalla storia di Alieno, dove già ci sono metafore sullo spazio. Ho iniziato a scrivere il seguito della storia, ma questa volta dal punto di vista del protagonista, delle sue emozioni, una storia in prima persona. Mondi Nuovi comincia dove finisce Alieno, e le storie si intersecano fra di loro. Dirò ai lettori di SHOWINAIR una cosa che pochi sanno, tutte le idee che compongono queste storie vengono da una grande cartella di idee musicali dove ci sono centinaia di brani e frammenti di brani: se riuscirò a chiuderle tutte un giorno sarà una storia bellissima fatta di più episodi, come le stagioni di una lunga serie”.
Ci spieghi il titolo?
“Mondi Nuovi per me è un concetto bello perché ci porta oltre la percezione naturale delle cose. Siamo abituati che il mondo è uno solo, quindi basta dire mondi al plurale che siamo già nel campo della riflessione, della fantasia e dell’immaginazione. Più mondi può significare anche percezioni diverse dello stesso che conosciamo già. Un concetto legato anche alla dimensione del viaggio e dell’espressione artistica, ambiti nei quali è possibile avere questa percezione. Nell’arte, per esempio, la creazione di nuove prospettive attraverso le quali vediamo la nostra quotidianità è un tratto fondamentale. Ognuna delle canzoni di questa storia, in modi e in tempi diversi, mi ha dato la possibilità di vedere le cose da un nuovo punto di vista. Anche per questo il brano strumentale dei titoli di coda si chiama “Weltanschauung”, che in tedesco significa “visione del mondo”.
Secondo te nel 2019 ci sarebbe bisogno di un mondo nuovo? Perché?
“L’album non parla direttamente di questo, perché racconta un viaggio interiore, ma ci sono sicuramente degli indizi che vanno in questo senso, soprattutto nella prima canzone. Ti direi che c’è un sistema troppo diverso dal mio modo di ragionare. Penso che gli uomini debbano sedersi ad un tavolo e mettere tutti gli sforzi a disposizione per debellare malattie, allungare la vita, tutelare la nostra casa comune che è il nostro pianeta. Invece ci si accontenta di fare tutti a gara a chi fa più soldi e poi finisce lì. Una roba di una stupidità incredibile. Andrebbe completamente ripensata l’architettura delle città, delle strade, dell’energia, e soprattutto andrebbe cercata la verità sulla nostra storia. Come siamo diventati quello che siamo. Penso che solo quando l’umanità conoscerà la propria storia, o perlomeno ne avrà una comune, si potrà finalmente incominciare a lavorare ad un obiettivo comune, a partire da tutto ciò che non va. Oggi c’è qualche segnale, ma è ancora tutto in mano a pochi individui e questi non vanno neanche d’accordo fra di loro. “Verso Marte a cercare batteri mentre l’Amazzonia muore”: questo è l’uomo oggi”.
Il singolo “Casa Mia” è in radio, che effetto ti fa?
“Stupendo! Mi è capitato di sentirla qualche volta e mi ha fatto un effetto davvero incredibile. Finalmente”. Quello che volevo raccontare gira nell’aria e tutti lo possono ascoltare”.
Cos’è per te la casa, partendo proprio dal tuo singolo?
“Nel testo del brano la “casa” è tutto il nostro pianeta, la Terra. Ma non solo. La Casa è in tutti i riferimenti alla cultura dove sono nato e cresciuto, e alla società. La Casa, il concetto di abitare, è un concetto che va esteso oltre al semplice fatto di dove hai un letto e una doccia. Si abitano idee, visioni, sogni e anche storie! La canzone fa molta ironia sulla situazione che tutti noi viviamo ogni giorno”.
Tu e la musica: la passione quando è nata?
“Penso sia nata ascoltando i primi dischi che avevamo in casa. E poi il periodo della radio, quando stavo ore a cercare il pezzo giusto per registrarlo su una delle mie cassettine. Anni fa le radio erano quello che oggi è diventato Spotify, era un modo di scoprire cose nuove. Poi un giorno ho deciso di fare qualcosa anche io, e quello è stato un momento meraviglioso”.
Sei di Bologna: cosa rappresenta per te questa città?
“Ci sono legatissimo perché è sia la città dove sono nato sia quella che mi sono scelto da grande, una combinazione piuttosto rara. Mio padre giocava a basket nella Virtus, ha vinto lo scudetto nel ‘76 con Peterson allenatore. Dopo la prima infanzia ho fatto le scuole in Lombardia, a Vigevano, la città di mia mamma che è a pochi chilometri da Milano, dove anche lì mio padre ha giocato. Poi finite le superiori ho deciso di tornare, e ora vivo e lavoro qui. Bologna ha una forza strepitosa, è quasi un brand. Se fosse una città americana, lì dove con il marketing ci sanno fare, sarebbe famosa in tutto il mondo, sarebbe un marchio internazionale. Pochi sanno che un tempo Bologna aveva i canali come Venezia e contro Venezia ha pure vinto una guerra. Bologna è dove c’erano i famosi “marinai d’acqua dolce”, oggi il porto antico c’è ancora e la sua immensa salara (l’edificio dove veniva immagazzinato il sale) è una delle discoteche più particolari d’Europa. Bologna è una città dove si può sognare, è una città che da tantissimo. Poi per me rappresenta sia le radici ma anche la libertà della vita adulta. Se fossi il sindaco rivoluzionerei completamente le luci della città: il centro storico medievale sembra un set cinematografico: se fosse illuminato in modo innovativo attrarrebbe turisti da ogni dove”.




