Daniele Pecci in “Cuori 2”: «Cesare Corvara è un vero medico»


Occhi chiari, sguardo intenso e una bravura come pochi. Dopo aver calcato i teatri italiani in “Divagazioni e delizie” e dopo averlo visto in tv con la serie tv “Hotel Portofino”, Daniele Pecci è tornato dal 1 ottobre sul piccolo schermo in uno dei ruoli più amati dal pubblico, ovvero quello del medico Cesare Corvara nella seconda stagione della fiction “Cuori”.
Dopo la delicata operazione al cuore, Cesare tornerà in ospedale. Nella sua vita però ci saranno importanti cambiamenti professionali ma anche sentimentali. Ne abbiamo parlato con lui.
La fiction è interamente girata a Torino, diretta da Riccardo Donna e interpretata da un cast composto anche da Pilar Fogliati e Matteo Martari.
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Daniele, è iniziata la seconda stagione. Cosa ti ha portato a dire sì ancora una volta?
Il mio personaggio sarebbe dovuto morire ma per lui hanno deciso un altro destino. Solitamente non dico sì a seconde o terze stagioni perché solitamente non sono mai migliori della prima.
In questo caso, devo ammettere che questa nuova stagione è molto interessante e piena di colpi di scena e sono contento di farvi parte. Posso dire che “Cuori” è uno dei migliori prodotti televisivi di qualità, un bel racconto che doveva essere narrato.
Sei Cesare Corvara, come lo ritroviamo?
Rientra anche se malato e con visibili segni di sofferenza nel viso e non solo. Continua a essere un luminare nel suo ospedale ma niente sarà più come prima. E’ molto determinato a riprendersi ciò che ha creato e diretto.
Come lo descriveresti come uomo?
E’ uno scienziato prima di tutto. E’ un uomo molto ambizioso non per se stesso ma perché guarda sempre avanti, mai indietro; non gli interessa un riconoscimento plateale. Vuole lavorare nella ricerca, è un vero medico.
E’ caparbio e con una grande forza di volontà. E’ dotato di buon senso. Dovrà fare i conti con l’amore.
Un uomo molto amante del suo mestiere e della sua famiglia. Per lui essere medico cosa significa? E avere una famiglia?
Adora essere medico, prima di tutto vengono i suoi pazienti. Nella prima stagione, era incapace di avere un rapporto affettivo con la figlia, non le hai mai detto di volerle bene; nella seconda capirà i suoi sbagli e cercherà di riconquistare il suo affetto.
Vedremo che Corvara dovrà compiere scelte non facili, anche per la sua vita privata ma per lui sarà più difficile perdonare il tradimento in amicizia o in amore?
Credo che perdonare il suo discepolo sia la scelta più difficile; ha fatto da padre a quel ragazzo e gli ha voluto molto bene. Il tradimento di lei è quasi accettabile rispetto a tutto il resto; a volte chi è tradito ama ancora di più.

La storia è ambientata nel 1968. Quel periodo storico quale significato ha per i tre protagonisti di questa storia?
Cesare vede lo sviluppo della tecnologia come un modo per migliore e perfezionare nuove tecniche mediche. Vediamo ascoltare musica e seguire le mode da parte dei giovani in un’epoca di sviluppo e benessere. Sono stati anni importanti quelli. All’interno dell’ospedale, il 1968 non ha influito moltissimo.
Se Cesare dovesse definire Delia e Alberto come lo farebbe?
Non li sopporta ed è anche comprensibile. Entrambi l’hanno tradito, nascondendo tutto. Non hanno avuto il coraggio di dire la verità.
Cosa ti auguri arrivi al pubblico di questa seconda stagione?
Spero che si appassioni a questa storia, che si diverta e che si possa empatizzare con i personaggi. Quello che raccontiamo è un passato recente ma non troppo.

Nuovi progetti?
Sarò in teatro con “Divagazioni e delizie”, uno spettacolo che narra gli ultimi giorni di Oscar Wilde; la prima parte dello spettacolo è piuttosto divertente mentre la seconda è più dolorosa.





