Andrea Valagussa firma “Per Elisa – Il caso Claps”

Andrea Valagussa firma “Per Elisa – Il caso Claps”: « Quella che raccontiamo è una storia di amore e di speranza»

Andrea Valagussa firma "Per Elisa - Il caso Claps"

Il caso Claps diventa una serie tv per la rete ammiraglia. A 30 anni dall’omicidio di Elisa Claps – la 16enne i cui resti furono ritrovati sei anni dopo nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza – ,

Rai1 trasmetterà in prima serata la ricostruzione, tra luci e ombre, di quello che è stato uno dei più sconvolgenti casi di cronaca nera degli ultimi decenni.

Da martedì 24 ottobre andrà in onda in prima serata Per Elisa – Il caso Claps, una fiction in tre puntate sugli omicidi di Elisa Claps ed Heather Barnett, entrambe uccise da Danilo Restivo, il giovane con cui Elisa aveva appuntamento il giorno della sua scomparsa.

Diretta da Marco Pontecorvo, la serie tv è tratta dal libro ‘Blood on the altar‘ di Tobias Jones ed è stata scritta con la consulenza della famiglia Claps.

Si tratta di una fiction che racconta da vicino le mille facce del male ma soprattutto la storia di una famiglia italiana travolta da un pesante dramma disumano e in continua lotta per conoscere la verità.

Tra gli sceneggiatori, ritroviamo Andrea Valagussa, penna di bravura che ben conosciamo.

 

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Andrea, partiamo dall’inizio. Perché, secondo te, il caso di Elisa Claps ha sconvolto il nostro Paese?

Elisa aveva 16 anni quando è scomparsa, in pieno giorno, in una città solitamente tranquilla, per andare a messa.

Credo che da subito si sia creata una connessione tra lei, il suo sorriso, la sua semplicità e gli italiani. Come se in quella ragazza dallo sguardo dolce e rassicurante ognuno abbia visto una sorella, una figlia, un’amica, una conoscente.

 

Quale idea ti eri fatto della triste vicenda?

Nel 93, quando Elisa è scomparsa, avevo 18 anni, ed ero poco più grande di lei e, pur vivendo a Monza, mi ricordo perfettamente l’eco della sua storia che poi è diventata inquietante quando, 17 anni dopo, il suo corpo è stato ritrovato nella soffitta della Chiesa della Santa Trinità, la stessa in cui si era recata per incontrare il suo assassino.

Anche questo è un aspetto che ha sicuramente colpito tutti. Una ragazza non dovrebbe sparire mentre si reca a messa in pieno giorno e il suo corpo martoriato non dovrebbe essere ritrovato nel sottotetto di una Chiesa, il luogo che dovrebbe essere preposto alla preghiera e al bene.

 

Com’è nata l’idea di farne una fiction televisiva?

L’idea nasce da un produttore inglese che all’epoca dei fatti era per motivi di studio in Italia e che era rimasto colpito dalla scomparsa di Elisa e che poi rimase ancora più scioccato dallo scoprire che Danilo Restivo, l’assassino di Elisa, si era trasferito proprio oltre Manica e aveva ucciso una donna anche lì.

Da lui lo stimolo a raccontare questa storia, con la sfida, sin dal principio, di lavorare a una vera co-produzione.

 

Raccontate il dolore ma anche il coraggio di una famiglia che lotta e che crede ancora nel valore della giustizia. In che modo?

Questo è il vero motivo per cui mi sono appassionato a questo progetto. All’inizio pensavo si trattasse di un true-crime, un prodotto di genere, un giallo, ma studiando, leggendo, incontrando, abbiamo scoperto – con me firmano la serie anche Valerio D’annunzio e Terry Cafolla – che dietro questa vicenda c’era molto di più.

La storia di una famiglia che avrebbe potuto essere travolta dal dolore e dal senso di profonda ingiustizia e che invece ha trasformato questo dolore in una speranza, in una lotta tenace e possente.

La lotta non solo per Elisa, ma per tutte le persone scomparse. Una lotta che ha portato alla nascita di Penelope, la prima associazione in Italia a occuparsi degli scomparsi, ma anche al cambiamento delle metodologie di investigazione.

Quando sparì Elisa vigeva ancora l’assurda regola che per la denuncia bisognava aspettare 48 ore dalla scomparsa. Mentre è chiaro che le prime ore, se non addirittura i primi minuti sono fondamentali.

 

La serie tv s’intitola “Per Elisa – Il caso Claps”, perché proprio “per”?

Il “Per” è una dedica. Questa serie è per Elisa, ma anche “per” tutti noi. Per non dimenticare la vicenda di una ragazzina il cui assassino ha potuto godere di protezioni che lo hanno tenuto lontano dal carcere per anni, ma anche la storia di una famiglia di provincia che è riuscita a ribaltare un destino in apparenza già scritto e in qualche modo cambiare pure il mondo.

 

Se dovessi descrivere la famiglia Claps, come lo faresti?

Mi piacerebbe dire che la famiglia Claps è una famiglia normale, ma in realtà credo sia una famiglia di eroi, di combattenti, di gente di carattere, una famiglia da cui c’è solo da imparare.

Gildo, il fratello di Elisa, è sempre stato il portavoce, l’uomo dei media, un ragazzo che ha rinunciato alla sua vita, ai suoi sogni, che ha combattuto giorno dopo giorno, consumandosi, anche fisicamente, ma senza perdere mai la speranza. Ma come dimenticare Filomena? Una donna minuta capace di tenere tenacemente testa a procuratori, avvocati, perfino a vescovi.

O ancora Luciano, il fratello di mezzo, che ha avuto il coraggio di diventare poliziotto proprio perché non si ripetessero casi di mala giustizia e persino Antonio, il papà, che forse è quello che più di tutti ha subito il peso del dolore, dell’ingiustizia, della sfida apparentemente impari, ma che non ha mai dimenticato, nemmeno per un secondo, la sua amata Elisa.

 

Ed Elisa?

Elisa era una ragazzina normale, con pochi grilli per la testa. Sognava di fare il medico senza frontiere, amava la vita e si fidava del prossimo. Forse proprio per questa sua fiducia è rimasta vittima di Danilo, un ragazzo complicato che altri bullizzavano ed emarginavano, ma a cui lei ha voluto comunque dare una possibilità.

 

Danilo Restivo?

Danilo è in apparenza il cattivo della storia, ma in realtà è a sua volta una vittima. È un ragazzo fragile che probabilmente avrebbe avuto bisogno di sostegno e che paradossalmente è stato lasciato solo, persino di trasferirsi in Inghilterra ed esportare le sue ossessioni, le sue turbe, il suo irrisolto rapporto con l’altro sesso, causando un’altra vittima, rendendo orfani due ragazzini a cui ha ucciso la madre, mutilandola terribilmente.

 

In questo tragica storia, il silenzio (aggiungerei, omertoso) quanto è stato protagonista?

Il silenzio è il vero antagonista della storia. Da una parte c’è la figlia di un tabaccaio, dall’altra il figlio del Direttore della Biblioteca Nazionale. È una sfida impari, in cui tanti sono stati complici, anche negli ambienti più insospettabili. Intorno a Danilo è stato costruito un muro in apparenza invalicabile, ma la storia insegna che Davide può sconfiggere Golia.

 

Tra gli interpreti di questa serie tv, troviamo Gianmarco Saurino, Ludovica Ciaschetti, Anna Ferruzzo, Vincenzo Ferrera, Giacomo Giorgio e Rosa Diletta Rossi. Perché scegliere proprio loro?

La storia segue 17 anni di vita. Si cercavano attori che potessero interpretare i personaggi nelle varie età. Gildo il protagonista ha 24 anni quando la storia inizia, è un ragazzo che sogna di fare il magistrato ed emigrare e che invece resta a Potenza, trova l’amore, ha pure una figlia, chiamata Federica in onore di Federica Sciarelli, la giornalista di “Chi l’ha visto” che ha avuto il merito di non spegnere mai i riflettori e tenere viva la richiesta di giustizia.

Oltre a questo requisito poi c’era la verità. Tutti gli interpreti hanno perfettamente capito e condiviso lo spirito che il produttore, noi autori e il regista Marco Pontecorvo volevamo imprimere al progetto: non la spettacolarizzazione del dolore, ma un omaggio sincero e vero alla forza di una “normale” famiglia di provincia.

 

Cosa speri arrivi della fiction al pubblico?

Come è stato detto in conferenza stampa, anche se sembra un ossimoro, questa è una storia di amore e di speranza. In qualche modo è una fotografia della parte migliore del nostro Paese, quella che nelle difficoltà non si abbatte, ma combatte, si rialza, migliora.

 

Nuovi progetti?

A breve partiranno le riprese di “Blackout 2”, una serie tv che ho presentato proprio a voi e che ha avuto grande successo, ma anche quelle di una nuova serie intitolata “Belcanto” e che racconta il mondo dell’opera, una sfida davvero stimolante. E poi tanti altri progetti che spero di presentarvi presto.